Ci sono poche cose che mi stupiscono di me stesso.
Credo di conoscermi bene: è un fatto.
Qualcuno godeva poco tempo fa; scrivendolo pure.
Anzi: forse non c'ha dormito la notte prima e si era anche preso i popcorn per gustarsi meglio il tiro al bersaglio in prima serata, facendosi probabilmente un film di cui solo io – però - conoscevo già il finale.
Beh: adesso è toccato a lui...e la differenza sta nella sostanza; non nelle chiacchiere.
E così, mentre il mio finale sta velocemente volgendo all'epilogo, nell'osservare “il tiro al bersaglio” altrui mi viene da pensare; non da godere.
Penso a quante cose vengono dette in queste circostanze, alla cattiveria, alle tifoserie che si affrontano come belve in un'arena e a quanto l'animo umano possa scendere così in basso.
Mi viene in mente la “convenienza del momento”; l'opportunismo becero e gratuito di infima lega.
Il “grande” che diventa infinitesimamente piccolo sotto un cielo cupo che tuona all'improvviso cogliendolo impreparato.
Annaspa come un bimbo e si attorciglia sulle contraddizioni, cercando un calcio d'angolo che non convince nessuno. Scrive perle nuove a cui nessuno fa più caso.
No: non mi riesce di godere, ma solo di pensare.
Ciò che vedo, e ciò che resta, è solo guerra; e non mi piace affatto.
Mi mancano “Greta” e “Beppe”.
Il mondo si fotta pure su se stesso. Torno da loro.
Lì, e in mezzo a loro, posso solo godere senza alcuna guerra.