mercoledì 27 gennaio 2016

"Amore, pazienza, e fare un passo indietro"




Questo è uno di quei momenti in cui non vorrei mai essere nato; ma poi penso <<Sono fortunato ad aver vissuto in questo tempo; anche solo per esserti stato vicino, per averti respirato accanto, per aver imparato da te>>.
Questo è uno di quei momenti che non avrei mai voluto vivere; uno di quelli  in cui mi trovo terribilmente triste e solo.

E’ uno di quei momenti dove il tempo – inesorabile e beffardo - mi porta via una delle persone più care.

Ricordi quel ragazzino che attraversò i campi chiedendoti <<Sei tu quel signore che addestra cani? Io voglio imparare…>>.
Quello stesso ragazzino che trovò la tua mano forte, ma gentile; che lo accolse dandogli tutto se stesso.
Gli occhi color del mare e l’animo leggero che racchiudevano qualcosa di così pesantemente bello  da definirsi in un unico termine: spessore.

Ti chiamavo da ogni parte del mondo prima di salire sul set, non per scaramanzia, ma per farti arrivare la mia riconoscenza; ringraziandoti ogni volta per tutta l’energia e le abilità che mi avevi cucito addosso.
Mi sento così a pezzi adesso caro Paolo; ma guardo i miei cani e ti ritrovo in loro. Gli stessi che hanno avuto la fortuna di conoscerti e ai quali hai sempre voluto bene.




Ti ho chiamato tante volte “babbo” per gli abbracci che ci siamo sempre scambiati; soprattutto quando mi dicevi <<Sei stanco; riposati Claudio. Vieni qui e stiamo un po’ da soli sotto la pianta a chiacchierare>>.

Non ti piango solo io, ma le migliaia di persone che ti hanno incontrato anche solo per un attimo, o per qualche ora. Persone alle quali ti sei dato senza risparmiarti mai.
Eri una grande parte di me, e lo sei ancora adesso; perché sei così profondamente dentro di me fin dal primo momento in cui ci siamo conosciuti.

Dal loro cuore, ti ringrazierà la gente che hai tolto dalle macerie di tutto il mondo; le persone alle quali hai dato una mano, coloro che hai instradato e formato con la semplicità che sempre ti è stata propria. Ma sopra ad ogni cosa, ti ringrazieranno i cani.

Hai lasciato una traccia profonda dentro ognuno di noi; e poche persone riescono ad arrivare a tanto. Lo sai?

Ciò che mi chiederesti adesso non è facile. A me, che mi sono sempre sentito così piccolo davanti a te.
Ma – come ti ho sempre detto di fronte ad una nuova sfida - <<Ti prometto che ce la metterò tutta>>. E lo farò onorandoti come ho sempre fatto nel mio piccolo; parlando di te al presente, e mai al passato.
Non c'è libro, testo, incontro pubblico, o anche un semplice mio scritto nel quale manchi il tuo nome caro Paolo, perché ciò rappresentava per me un modo del tutto naturale di condividere il mio senso di appartenenza con chi mi aveva dato gli strumenti per arrivare dove avrei voluto: tu.
Il nostro affetto andava oltre; era qualcosa di speciale che solo noi conoscevamo; e so bene che adesso questo mio dolore tu lo senti; ovunque tu sia.
Saresti contrariato, lo so. Ma sono un essere umano anch'io, e so che mi perdonerai con la tua carezza.



Amore, pazienza, e fare un passo indietro” – con questa sintesi ineguagliabile hai attraversato le generazioni cinofile traghettandole da una sponda all’altra del tempo, e - vedrai - la tua adorata Jessica saprà portare avanti il tuo lavoro con i criteri che così amorevolmente le hai insegnato.
E' cresciuta al tuo fianco, l'hai scelta; consegnandole le chiavi del tuo sapere come hai fatto con me.
E per questo ci sentiamo custodi,  e responsabili, di quella enorme eredità culturale che hai voluto donarci.

Lasci un vuoto incolmabile, ma anche una meravigliosa memoria nel cuore di tutti noi, e se è vero che esistono gli Angeli – Paolo - prenditi cura di mia figlia: insegnagli Lassù tutto quello che io non ho potuto insegnargli in questa vita, perché sei l’unica persona a cui la lascerei ad attendermi  sapendo di fare la cosa giusta.
Fa con lei quello che hai fatto con me e con Jessica; affinché - come noi - abbia altrettanto chiara la differenza tra un “insegnante” e un “Maestro”.



Ti porto nel mio cuore

per sempre tuo

Claudio


(Paolo Villani  28 dicembre 1933 - 26 gennaio 2016)




Ho deciso di caricare sul mio canale questo video inedito fatto con il mio Maestro Paolo Villani, nel tentativo di rendere omaggio ad una delle figure più care della mia vita. Un legame profondo il nostro, andato avanti per tanti anni e contrassegnato da altrettante piccole o grandi cose; ma soprattutto accomunato dalla grande passione per i cani e dal grande affetto reciproco. Da lui ho appreso ogni segreto, ogni tecnica; ma soprattutto ho imparato a marciare nell’interesse unico del cane. A Paolo ho sempre dedicato ogni successo: dai film, ai premi; dalle recensioni, ai Red Carpet che ho attraversato. Facendolo con l’entusiasmo del bambino che vuole condividere la sua soddisfazione con chi gli ha permesso di arrivare dove avrebbe voluto. Dall’alto dei suoi 69 anni di cinofilia attiva e di altissimo livello, Paolo Villani avrebbe potuto guardare il mondo cinofilo con quel giusto distacco di cui ogni grande della storia italiana avrebbe diritto, ma la sua semplicità d’animo – unita al suo enorme spessore – glielo impedivano. Fidentino purosangue, portava in se tutti i tratti di quella terra d’Emilia schietta, allegra e sincera che tanto ha dato su vari fronti. La sua genialità, la sua enorme creatività e quell’occhio pronto a cogliere ogni minima sfumatura del comportamento canino hanno fatto di lui un monolite irripetibile della grande cinofilia del 900 e del terzo millennio. Sono fiero di essere stato un suo allievo, un suo frutto,  ed una persona a lui molto cara. Non mi resta che spendere la mia vita cercando di onorarlo nel miglior modo possibile. Ti voglio bene Paolo: ti porto nel mio cuore.

giovedì 19 dicembre 2013

Il mio pensiero sul sequestro dei Lupi Cecoslovacchi

Sono arrivate molte mail che mi chiedono un parere in merito alla notizia che avevamo pubblicato ieri sulla pagina di WolfEmergency tratta direttamente dal sito del Corpo Forestale dello Stato.


Tentando di rispondere un po’ a tutti, parto dal presupposto che la generalizzazione è sempre una cosa disdicevole: in Italia ci sono bravi allevatori e proprietari coscienziosi, così come ci sono – forse troppi – “allevatori fai da te” (e questo vale per tutte le razze).
Al di là del fatto che ho sempre definito i CLC come “la razza di cani più incompresa di tutto l’E.N.CI. (quanto fortemente sovradimensionata)”, non mi va di entrare nel merito della notizia la quale, peraltro, era nell’aria già da anni.

Tutti gli appassionati del Cane Lupo Cecoslovacco sapevano benissimo che si era creato nel tempo un mercato nero formatosi  all’ombra di una crescente domanda di “luposità”, ed il fatto che questa cosa sarebbe prima o poi venuta alla luce era inevitabile.

Ricordo bene le disamine via internet sulle varie “possibilità di detenzione” (con tanto di improbabili appigli sul fronte genetico), sul “progetto mutara”, “su quanto sangue di lupo aveva questo o quel soggetto”,  sulle ridicole riflessioni stile “il mio è più lupo del tuo”, “il CLC è aggressivo come un lupo”, “il CLC è diffidente come un lupo”, “lavora solo con una persona perché ha bisogno del capobranco”, etc. etc. – tese a sovradimensionare una razza che, per gli scopi prefissisi da parte del suo creatore, fu un vero e proprio falimento (effettivamente, ce li vedo proprio come “strenui difensori  di confini della ex Cortina di Ferro").
E guai a dir loro:-“Ragazzi state sparando una marea di cazzate!!!” -  Il minimo che ti poteva succedere era una raffica di vaffanculo da parte di gente che – spesso – era al primo cane e con zero preparazione sul fronte etologico.

Esauritasi poi l’ambiguità del:-“E’ un cane o un lupo?” - quando venivano portati a passeggio sul lungomare - ecco arrivare i primi Saarloos in Italia, con tanto di allucinante e falsa didascalia:-“Il grande maschio alpha di lupo va a caccia, etc. etc.” (stronzata già trita e ritrita nel CLC, ma ancora allettante per i futuri proprietari che ancora non conoscevano la razza olandese).

Finita anche quella tornata, ecco spuntare i Wolfhybrid americani, decisamente più sornioni e – soprattutto – più accattivanti sul piano estetico, quanto più costosi (peraltro utilizzatissimi nel cinema, anche dal sottoscritto).

Nel rapporto tra domanda/offerta che si è creato nel tempo – in sostanza – e “grazie” soprattutto ad un sito dedicato ai CLC, la spaventosa disinformazione posta in essere dai semplici appassionati cresciuti all’ombra del:-“Che figo, ho un lupo!” - ne fece le spese in prima istanza il Canis lupus, e poi la razza stessa del CLC.
Si arrivò ad un punto tale che nel 2010 furono abbattuti otto CLC nella sola provincia di Pistoia.

Mi astengo quindi dal commentare la notizia in se, sottolineando però il fatto che tutti sapevano (a partire dal Club di razza), ma che nessuno ha mai mosso un dito affinché questa degenerazione terminasse;  e nonostante i millemila avvisi che all’epoca ero solito fare sui vari blog dedicati.

I cani oggetto del sequestro – adesso – vivranno il resto della loro povera vita in un serraglio di merda. Contenti?
Ma anche questo loro “estremo sacrificio” non servirà a nulla perché basta guardare gli afflussi di soggetti nei vari Rescue e nei canili per farsi un’idea chiara del serio problema che affligge questa splendida razza da molti anni.

Morale: nessuno pagherà mai per questo scempio, ma  - al contrario – ci sarà un fiorire di inappropriati commenti stile:-“Io lo dicevo che non era una razza per tutti!” – oppure – “Che cazzo c’entra mettere sangue di lupo nei CLC?” – quando molti di loro sapranno benissimo di aver contribuito nel tempo – ed in vario modo – a creare questa assurda domanda di mercato (luposità).
Gli stessi che per mostrare al mondo il loro lato pseudo animalista li rivestono di pettorine a la page fotografandoli su comodi divani di casa per rappresentarli come dei “lupi formato famiglia”.
Vergogna!

Per concludere, la notizia del sequestro mi ha sconvolto come credo abbia sconvolto tutti i veri appassionati, perché so che cosa significa “sequestro” e l’iter che ne consegue.
Per l’idiozia umana – in questo caso di serie A – anche questa volta saranno solo i cani a pagare, e nessun “Shaun Ellis de noatri”, nessun “David Mech di Centocelle” avrà le palle per riconoscersi (anche solo in parte) in questa triste vicenda, continuando come se niente fosse - ben nascosto dietro un pc - a dispensare perle da porci


Il motto dell’epoca nella mia WolfEmergency (cioè quando questa vicenda si stava già profilando all'orizzonte) era:

"La disinformazione sul lupo
 e sul CLC
 è un atto di bracconaggio"


Beh, spiace prendere atto che è ancora molto attuale, e che le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti gli appassionati del Cane Lupo Cecoslovacco.


martedì 1 gennaio 2013

Raùl: diario di una fine


Ho atteso che entrasse il nuovo anno per pubblicare questa difficile nota.
Il suo contenuto non è certo dei migliori, e non mi andava di fare il guastafeste.
Vorrete perdonarmi.

Tutto comincia con un viaggio per Roma, la mattina del 30 dicembre; un viaggio rimandato più volte a causa di alcuni infelici problemi personali.
Nel viaggio verso la Capitale mi ero fermato a L’Aquila per discutere con alcuni attivisti in merito a delle prese di posizione abbastanza discutibili di un esimio Professore a cui una manica di coglioni hanno più volte dato credito all’interno di una vecchia vicenda che mi riguardava (http://life.wired.it/news/natura/2012/12/11/the-grey-chi-ha-paura-del-lupo-cattivo.html#content)

Mi congedai dai miei ragazzi abruzzesi dicendo:-“Beh…se c’è una cosa che in questo mondo abbondano sono proprio i pezzi di merda. Limitiamoci a prenderne atto continuando per la nostra strada di salvaguardia. Il resto si fotta.”
Le dichiarazioni quasi di plauso per l’opera di bracconaggio sui lupi ed il parere positivo nei confronti della caccia al lupo negli USA erano solo alcuni degli elementi che ci facevano infuriare (eh certo: se lo dice il “Vate italiano” dei lupi vuol dire che è giusto così, vanificando in un attimo tutto il lavoro delle tante associazioni di studio e difesa del lupo, mandando al contempo un messaggio nemmeno troppo velato a quella parte del mondo venatorio che non vede l’ora di sparargli addosso; davvero i miei complimenti Professore), ma la cosa peggiore erano le riflessioni personali che questa vicenda portava con se.
Mi vennero subito in mente le frasi:-“Ha un curriculu invidiabile…è un Professore Universitario…studia i lupi da una vita…lui è la parola di Dio e va presa per Fede; etc. etc”.
Bene: ci facciano i conti adesso quei finti amanti degli animali (perché tali sono fino a che non mi dimostreranno il contrario), dal momento che io me li ero già fatti anni fa.
Capisco che la riconsiderazione sia uno sforzo troppo difficile per gli ebeti, ma tentare non potrebbe certo nuocere.

Nel ripartire verso Roma chiamo per scrupolo i ragazzi che si occupano dei miei animali durante le mie assenze.
Avevo lasciato – e non certo a cuor leggero - il mio Raùl in una condizione abbastanza critica, e mi viene telefonicamente segnalato un repentino peggioramento delle sue condizioni.
Erano giorni che mangiava a malapena e nonostante i continui controlli e le terapie d’urto consigliate dai medici, quel cane sembrava reagire a fasi alterne.
Inverto quindi subito la rotta e torno verso casa senza nemmeno avvisare chi mi stava aspettando a Roma.
I ragazzi avevano già allertato i medici di fiducia, i quali diagnosticarono una grave insufficienza renale che – con molta probabilità – Raùl si portava dietro da sempre e giunta al suo punto limite.
Flebo attaccate, e comincia quindi ciò che resta di quella notte; nel suo lento scandirsi di momenti altalenanti, tra i fragori esterni di chi festeggia e di chi – senza sapere nulla di quanto stava accadendo – mi avrebbe odiato a morte per un ennesimo appuntamento saltato.
Avvisai del fatto solo Valeria Rossi e i dirigenti della LIDA; non rispondendo ad alcuna telefonata se non a quelle dei veterinari che si erano presi a cuore il caso fin dal suo arrivo nella mia vita.
I suoi ultimi momenti volevo che fossero solo per noi due.
Esattamente come quando si trattò di recuperarlo sotto il profilo comportamentale, cominciai a trasferire nuovamente la mia vita nella sua camera, standogli accanto ogni secondo, facendo partire la scrittura di questo diario.




Notte del 31 dicembre:

Ogni istante che passa, Raùl si sta consumando come una candelina, lanciandomi ogni tanto delle occhiate che sembrano dire:-“Me la dai una carezza? Eddai…ancora una”.
In questi momenti mi vengono in mente tutti i mesi passati insieme, le tante cose che ci siamo insegnati e la sua grande voglia di superare anche i più terribili impasse.
Con lui mi sono sentito - forse per la prima volta in vita mia - una sorta di Eberhardt Trumler che prendeva continuamente appunti limitandosi ad osservare ed apprendere.
I progressi di Raùl erano stati tali – e così convincenti – da farlo scritturare per un film che verrà girato nel 2013, ed ogni giorno di lavoro fatto sotto questa motivazione mi riempivano di gioia per la straordinaria intelligenza che dimostrava, unita ad una volontà d’apprendimento fuori dal comune.
Nel giro di poco tempo riuscì a diventare addirittura un ottimo “cane tutor” (soprattutto come "test dog") capace di restituire ad altri ciò che aveva a sua volta imparato, e non c’è un solo giorno della nostra vita insieme che cambierei; nemmeno le sue crisi iniziali che lo portavano a sfondare le porte come un carro armato.
Lui aveva trovato con me una famiglia stabile, una vita serena e superiore alla media, ringraziandomi ogni istante con quel suo musetto buffo, a tratti sorridente, che fotografava al meglio il profondo legame instauratosi tra noi.
Anche i miei “girini” hanno avuto modo di apprezzarlo; così come lo hanno apprezzato tutti quelli che con lui si sono formati e confrontati.

Sotto alcuni aspetti, è un “capodanno cinofilo”, in cui non mi limito a stare vicino ai miei cani come sempre, ma a fare forza – una forza del tutto speciale – ad uno di loro.
D’altra parte non l’ho mai considerato diverso dagli altri, e tutto ciò mi porta ogni volta a soffrire profondamente – e nello stesso modo – quando si presentano momenti del genere.
Qualche settimana fa tolsi pure il suo album da facebook, così come tolsi tutti gli album dei cani passati in recupero da qui.
Lo spirito per cui erano stati fatti andava molto al di là degli intendimenti di qualche ragazzino: fungevano infatti solo da esempio per far vedere ad una parte del mondo umano che esiste sempre una  possibilità prima di arrivare all’eutanasia o agli psicofarmaci.
Ben presto mi accorsi però che la meschinità e la bassezza di certe persone – quando non addirittura i sistemi mafiosi - non valgono un briciolo dell’esempio che questi meravigliosi animali riescono a dare anche in situazioni limite.
Quei casi erano affare mio; e tali sono ritornati ad essere.
Gli imbecilli sono sempre esistiti e ci saranno sempre, e non basterebbero mille Raùl per farli cambiare.
L’adozione – ed il lavoro di recupero – del mio “Eugenio” non ebbero lo stesso impatto mediatico, ma non perché nessuno se ne fosse occupato, quanto perché non c’era alcun video “lordo di sangue” che potesse mostrare le condizioni di partenza di un determinato percorso.
D'altra parte si sa: “un albero che cade fa molto più rumore di una foresta che cresce”, e se non fai vedere un po’ di merda mediatica, i ragazzini non si divertono ed i dilettanti nemmeno; anzi: sono pure capaci di sputarti addosso!

Il compito di chi fa recuperi comportamentali sui cani è uno solo: restituire dignità; ed io ce la trovo  anche nella pubblicazione delle immagini e dei video.
Per quanto mi riguarda, l’aggressività è una forma grave di sofferenza animale che affonda le sue radici nelle azioni umane, ed io – pur avendo moltissimo materiale – non mostrerei mai nulla di tutto questo.
La loro dignità deve partire da qui, e se questo mio pensiero non piace non so che farci: la mia parte intellettuale non è in vendita; come niente di me del resto.
Da sempre dirigo io l’orchestra della mia vita senza interessarmi ai pensieri altrui; soprattutto quelli strumentali rivolti agli animali.

Io so solo che ogni momento che resta da vivere a Raùl è un nostro momento, unico ed irripetibile; e questo mi basta per stare bene entrambi.
Stargli vicino in quest’ultimo atto è qualcosa di tremendo, ma sono qui con lui, e tutte le chiacchiere che seguiranno a questo epilogo non scalfiranno un solo momento passato con lui.


1 gennaio 2013; prime ore del mattino:







La notte è passata.





Raùl è sfinito e dorme accanto a me mentre sto scrivendo.
Accendo la TV e ascolto l’ennesimo bollettino di guerra di questa notte trascorsa.
Ma di cosa ti meravigli Claudio?” sembra chiedermi Raùl.
Questa è l’umanità
Non ha molti torti. D’altra parte il mondo cinofilo italiano ha già dimostrato varie volte i suoi limiti.
Chi era al convegno di Cilavegna l’anno scorso – organizzato anche grazie anche ad un video che ritraeva Schnaps in certe condizioni a causa di un petardo lanciato a pochi metri da lui – è stata solo una sua risicata minoranza: quella che era disposta ad assumersi una responsabilità. Ma per far diventare Legge un qualunque desiderio ci vogliono i numeri.
Numeri che non sono stati raggiunti grazie al fatto che i cinofili del web e della TV se ne sono altamente fregati e hanno guardato unicamente ai loro prodotti da vendere, facendosi accompagnare dagli sciacalli che non sono stati capaci di separare conflitti personali dagli interessi generali: quello che determina la profonda differenza tra chi ama gli animali e chi dice di farlo, limitandosi a strumentalizzarli.

Quindi è questa l’umanità?
Ne presi atto quando decisi di acquistare l’Experience: box insonorizzati con webcam interna e riscaldamento. Il prossimo capodanno potranno passare anche con le bombe senza che nessuno dei miei animali se ne possa accorgere.
L’unica differenza che sentiranno, sarà quella di passare una notte dentro ad un box, ma io sarò lì con loro, e quindi si tratterà più semplicemente di un trasloco momentaneo da una parte all’altra del centro.
In compenso, aspetto ancora di sapere dove stia il nostro diritto – mio e dei miei animali – di salutare il nuovo anno in tranquillità; magari davanti al camino come facciamo spesso.





Mi viene  in mente la descrizione del comportamento epimeletico ed et-epimeletico che ho tentato di scrivere nel mio libro, e tutta quella lunga serie di atteggiamenti figli della più vera referenza animale che hanno contraddistinto il nostro rapporto fino a qui.
Sono cose che perdono il loro peso se non vengono vissute pienamente; e tutto questo mi riporta – ancora una volta - ai tanti anni passati con gli animali; tra gioie, dolori, nascite, perdite e speranze.
Fanno parte di quel bagaglio - e di quelle cose - che non si potranno mai acquistare in un corso di educazione cinofila, ma che ti chiamano costantemente a guardare in faccia il baratro, facendoti sentire il più delle volte inadeguato ed impotente.


Ritengo un privilegio l’aver partecipato alla vita di Raùl per tutto questo tempo, e comunque vadano le cose, qualunque sarà il momento che la terra lo richiamerà a se, saprò che il nostro tempo – quello che ci è stato concesso di vivere insieme – non è stato affatto speso invano.


Nella difficoltà di questi giorni, con questa foto estiva, Raùl ed io auguriamo a tutti un bellissimo 2013.



venerdì 2 settembre 2011

68° Mostra Del Cinema di Venezia – settembre 2011



Fa sempre una certa impressione trovarsi nel bel mezzo del cinema mondiale; soprattutto in qualità di “ospiti invitati”.
La cosa si fa ancora più interessante quando questo mondo, così particolare, mette in campo per l'occasione il “fior fiore” dei suoi progetti per aggiudicarsi il famoso “Leone d'Oro”.

Come ho scritto una volta, non ero mai stato alla Biennale di Venezia, ed arrivarci attraverso due film – di cui uno in concorso – mi ha davvero entusiasmato.
I giorni precedenti ero impegnato a preparare un cane per uno spot che dovrò girare nei prossimi periodi e non sono riuscito a comprare nulla da mettermi addosso.
A dire il vero, non me ne fregava un cazzo di andare per negozi (visto che non me ne è mai fregato un cazzo) ed ho preferito – come al solito – fare la valigia all'ultimo momento, dimenticandomi pure qualcosa.
La sera prima della partenza ero andato a cena con una coppia di amici, i quali se ne sono usciti con un sonoro:-”Ti toccherà farti la barba e vestirti ammodino...maremma cane”, e avevano ragione; almeno per la barba.

La “Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica” appare come un surrogato di tutto ciò che si può trovare nel mondo dello spettacolo.
Ci sono quelli che non c'entrano niente con il cinema, però vestiti in modo alternativo, con il pass al collo anche quando fanno pipì, sempre di fretta e con lo sguardo perennemente in cerca di qualcuno. Poi c'è quello con il taglio di capelli fighissimo, gli occhiali da sole, che parla con un mucchio di gente e con il cellulare incollato sempre all'orecchio – anche di lui nessuno sa nulla, ma se non ci fosse se ne sentirebbe la mancanza - e infine ci sono le donne: tutte bellissime come se fossero uscite dalle pagine di “Vogue”.
In sostanza: una marea di imbucati che cercano agganci, contatti utili, amicizie semplici o particolari, cacciatori d'autografi ed il “Popolo del cinema” - quello che lo fa sul serio con impegno, professionalità e passione.

L'albergo che mi ospitava era bellissimo, ma pochi minuti dopo il mio arrivo incrocio sulle scale un famoso musicista con la sua band – anch'egli in pernottamento nella struttura ricettiva – il quale resta un po' contrariato del fatto che non me lo filassi.
"Ma noi ci conosciamo!" - esordisce dopo avermi lungamente osservato - "E' probabile, ma se si toglie gli occhiali da sole forse riesco a ricordare anche io" - rispondo con il mio solito accento toscano che trasudava ironia da ogni sillaba.
In realtà si trattava del solito raccomandato di ferro a cui non ho fatto mancare il mio dissenso per la “benedizione” che ricevette a suo tempo da “Papa Costanzo 1°”; la stessa che ancora oggi – al di là delle indiscusse qualità artistiche – gli permette di essere oggi a Venezia.

Ho atteso la cena di gala guardando due arzille vecchiette che giocavano a tennis nei campi dell'albergo, ma appena arrivato al ristorante ecco finalmente schiudersi l'occasione per cui ero stato invitato.
Arrivano gli attori, le attrici, la costumista, la scenografa, i produttori ed infine il regista.
Abbracci forti, stretti, sinceri: finalmente la sensazione di far parte di qualcosa di grande e di speciale; al limite della “famiglia”.

"Senza di voi non saremmo arrivati fin qui!" - grida il regista del film “Giochi d'estate” con voce commossa.
Il film, in realtà, era stato proiettato qualche mese fa in una piccola sala privata e riservata alla troupe (una “prima per pochi intimi"), ma seppur invitato non potetti andarci a causa di un set su cui stavo lavorando.

Il fatto di essere quindi uno dei pochi “interpreti” a non averlo ancora visto, mi spinse a chiedere qualche informazione sul film venendo a sapere direttamente dagli attori che le scene interpretate da Schnaps erano sconvolgenti al punto tale che gli spettatori erano sobbalzati dalla poltrona gridando e piangendo.
La crudezza della sequenza in cui il cane veniva ucciso a sassate, simulando una lenta agonia prima di esalare l'ultimo respiro era così reale da far alzare il telefono al più grande distributore cinematografico internazionale per chiedere al regista un “montaggio più appropriato che facesse scendere il livello di crudeltà espresso”; pena: il blocco del film in vari Paesi.
In sostanza, il realismo della scena – seppur comprovato da foto e video del backstage a testimonianza del fatto che il cane, in realtà, era stato iper addestrato per queste particolari sequenze – era tale da impressionare anche il più scafato professionista degli effetti speciali; figuriamoci il pubblico medio delle sale di tutto il mondo.

Alla cena pre “red carpet” vengono quindi fuori verità inaspettate e inattese sulle scelte di post produzione, le quali mi portano ad un rapidissimo flashback che riguardava l'anno scorso.
Tanto per buttare un sasso nello stagno, Angelo Vaira scrisse sulla mia bacheca facebook:-”W l'Italia ”; specificando a più riprese il fatto che un addestratore di cui non sapevo nemmeno l'esistenza (non un collega, quindi) avesse vinto un premio a Cannes per un piano sequenza interpretato dal suo cane (NB: la scena in questione non aveva nulla di strano, né rappresentava violenza alcuna).
Lì per lì non diedi molto peso alla cosa, ma avevo sottovalutato il fatto che Vaira fosse un uomo di marketing oltre che un cinofilosofo conclamato in cerca di un “popolo di adepti” per cui fare il guru: brutta combinazione.

Questo flashback mi portò a chiedere al regista il motivo per cui mi avesse scelto come animal trainer per il suo film, viste soprattutto le tante proposte presenti in Europa.
La risposta che mi ha dato è così preziosa sotto il profilo della soddisfazione professionale che preferisco custodirla gelosamente nel ricordo e nel mio cuore; non me ne vogliate se mi esimo dal condividerla pubblicamente.
Di fatto, quella semplice risposta è stata capace di annullare il "fantasma" balenato all'improvviso, portandomi ad ascrivere oggi il cinofilosofo nel lungo elenco dei “Gladiatori Cazzari” che, come meteore, hanno attraversato la mia vita in cerca di un po' di pubblicità a scrocco.

Finita la cena me ne torno con le mie considerazioni in albergo a lottare contro le zanzare per tutta la notte attendendo l'appuntamento del giorno successivo c/o la “blu room” dell'Hotel Excelsior per l'incontro con i fotografi.
E' lì, a pochi metri dal “Red Carpet”, che si comincia a respirare l'aria del vero cinema nel turbinio delle emozioni che seguono un arco vastissimo e difficilmente descrivibile.
Tante foto, tante interviste, tanto di tutto.

D'un tratto la voce di una deliziosa signorina che avverte:-”La delegazione film che attraverserà il red carpet è gentilmente pregata di seguirmi”. E' lì che mi è salita la pressione.
Fermo come un soldatino sull'attenti cerco di stemprare la tensione cazzeggiando con gli attori accanto a me, i quali non stavano certo messi meglio e facevano altrettanto con il sottoscritto.
Si parte.

Entro passando da un piccolo arco rosso con i fotografi ed il pubblico sulla destra del tappeto e viene del tutto spontaneo ringraziare e salutare con il cuore in mano, fermandosi ogni metro a ricevere l'affetto dei presenti.
Il “Red Carpet” è lunghissimo e ad ogni metro avevo stampato negli occhi l'immagine di Schnaps e di tutti gli altri animali che avevo condotto e preparato per questo set.
Arrivato in fondo, l'ingresso alla “Sala Grande” (1.032 posti) dove sarebbe stato proiettato il film.
Mi giro un'ultima volta prima di entrare e vedo dietro di noi “Madonna” e la sua delegazione che si appresta a varcare anch'essa il tappeto rosso.

La “Sala Grande” è davvero “grande”, ed è strapiena.
Il pubblico ci accoglie con un cortese applauso di circostanza, riservandosi di giudicare – e quindi applaudire o fischiare – a fine visione.
Una voce fuori campo annuncia la delegazione del film scandendo i nomi uno per uno senza augurare “buona visione”.
Le luci si spengono.
Da quel momento in poi sapremo se il nostro lavoro sarà stato buono, ottimo, eccellente, discreto, nella norma, sufficiente o pessimo.

Il film parte proprio con gli animali e si snocciola con un crescendo di emozioni fortissimo.
L'interpretazione degli attori è decisamente al di sopra della media e cerco di lasciare “l'effetto scarrafone” fuori dalla sala, considerando che tra i protagonisti ci sono dei bambini dai sei ai 12 anni che hanno lavorato con impegno sulla sceneggiatura per mesi prima di battere il ciack.
Mi viene in mente la frase classica che insegnano ai registi nelle scuole di cinema: secondo la tradizione il film vincente dovrebbe essere “without kids and without animals”.
Beh, questo film sconfessa in pieno il detto: dovranno rivederlo o scriverne un altro.

Arrivano le prime scene di Schnaps, in un crescendo che serve a tendere la corda emotiva dello spettatore.
I suo ruolo è quello del cane sporco, aggressivo e maltenuto di un contadino maremmano che tiene a bada la fattoria.
Diversi incontri con i bambini; incontri di avviso e di minaccia. Di rincorsa e di aggressione arrivando a quella finale dove, per difendersi dai morsi del cane, un bambino gli tira un sasso incitando gli amici a fare altrettanto.
Una sorta di lapidazione feroce a cui segue la morte dell'animale.
Il silenzio in sala viene interrotto dagli spaventi e dai vari:-”Nooooooooo” del pubblico che era stato bucato nell'animo.
Seppur montata affinché apparisse meno cruenta, la sequenza colpisce nel segno e arriva a destinazione.

Il film è avvincente, bellissimo e, soprattutto, vero.
Partono i titoli di coda e scatta un applauso che dura tanti, tantissimi minuti.
Tutto il pubblico si alza in piedi e si gira verso la delegazione applaudendo e incitando come poche volte avevo visto fare.
Ci alziamo commossi e felici in segno di gratitudine. Io non riesco a trattenere le lacrime.
Il pubblico continua ad applaudire e a gridare:-”Bravi! Bravi! Bravi!”; e continua a farlo mentre ci avviamo all'uscita per andare in conferenza stampa.

Sala stampa strapiena, tante domande e tante risposte.

Finito il tutto, ci avviamo verso l'uscita.
I miei occhi incrociano quelli di Madonna.
Lei mi sorride, io gli sorrido.
Una segretaria della rock star la prende per il braccio e la porta in sala stampa, mentre io seguo il mio gruppetto per andare alla “Villa degli autori” per un ennesimo incontro.
Lì si parla del più e del meno, ci intervistano alcune televisioni svizzere e nascono accordi per i prossimi film.

La Biennale rappresentava – e rappresenta – per me un obbiettivo importante, oltre che un obbiettivo raggiunto.
Dopo quello che era successo in aprile, ma soprattutto la cattiveria e lo stalking che ne seguì, decisi di lasciare il cinema per dare spazio a quegli “altri” che probabilmente non ne possono più di vedermi sfrecciare sempre in avanti con la solarità che mi è propria.

Venezia, secondo i miei intenti, avrebbe dovuto segnare la fine di un'epopea personale, seppure lunga e piena di soddisfazioni da guardare domani con immenso affetto e senso di gratitudine, ma le parole del regista, della delegazione presente e tutto ciò che la Biennale mi ha lasciato in questo giorno portano a rimettere in discussione la decisione presa.

La mia età non mi permette ancora di andare in pensione, e pur essendo organizzato con le alternative che la natura può offrire ad un uomo come me, non è forse ancora arrivato il momento per scrivere le parola “The End”.

Ho ancora troppo da dire attraverso il cinema.

Questo film mi ha insegnato molto durante la sua lavorazione, e l'esperienza acquisita è già servita più di una volta nei set successivi.



L'8 sarò alla proiezione del film di Gipi, visto che Schnaps è protagonista anche in quel film insieme a “Nuvola” e a “Bumblebee” e ricomincierà l'avventura.

Non vedevo l'ora – però - di tornare dai miei animali e riprendere la mia quotidianità con loro.

Quando sono in giro per il mondo mi mancano le loro coccole, i loro saluti, il loro contatto, il loro odore e le nostre piccole cose.

A loro – e solo a loro – dedico questa meravigliosa esperienza, perché senza di loro – come ho già espresso più volte – "sarei solo un inutile essere umano che caga su questa terra."

Claudio


PS: i miei più "cordiali vaffanculo" ai cinofilosofi, a Giulio Golia e ai raccomandati di ferro dello showbusiness (l'elenco è lungo, perdonerete la sintesi).

mercoledì 29 giugno 2011

Pensare e godere: meglio "Greta" e "Beppe"



Ci sono poche cose che mi stupiscono di me stesso.
Credo di conoscermi bene: è un fatto.

Qualcuno godeva poco tempo fa; scrivendolo pure.
Anzi: forse non c'ha dormito la notte prima e si era anche preso i popcorn per gustarsi meglio il tiro al bersaglio in prima serata, facendosi probabilmente un film di cui solo io – però - conoscevo già il finale.
Beh: adesso è toccato a lui...e la differenza sta nella sostanza; non nelle chiacchiere.
E così, mentre il mio finale sta velocemente volgendo all'epilogo, nell'osservare “il tiro al bersaglio” altrui mi viene da pensare; non da godere.
Penso a quante cose vengono dette in queste circostanze, alla cattiveria, alle tifoserie che si affrontano come belve in un'arena e a quanto l'animo umano possa scendere così in basso.
Mi viene in mente la “convenienza del momento”; l'opportunismo becero e gratuito di infima lega.
Il “grande” che diventa infinitesimamente piccolo sotto un cielo cupo che tuona all'improvviso cogliendolo impreparato.

Annaspa come un bimbo e si attorciglia sulle contraddizioni, cercando un calcio d'angolo che non convince nessuno. Scrive perle nuove a cui nessuno fa più caso.
No: non mi riesce di godere, ma solo di pensare.

Ciò che vedo, e ciò che resta, è solo guerra; e non mi piace affatto.
Mi mancano “Greta” e “Beppe”.
Il mondo si fotta pure su se stesso. Torno da loro.
Lì, e in mezzo a loro, posso solo godere senza alcuna guerra.

lunedì 6 giugno 2011

30 maggio 2011 - Stadio Olimpico di Roma - Nazionale Attori


Potrei dire che è stata una serata magica, ma sarebbe limitante.
Potrei dire che ho ritrovato tanti amici e colleghi, ma racconterei solo una piccola parte.

Troppe emozioni; difficile sintetizzarle in due parole.

Lo stadio Olimpico di Roma già di per se racchiude un mondo, e la Nazionale Attori – con la sua “partita del cuore” - idem.

Prendere parte insieme ai miei animali ad una manifestazione del genere è stato per me un grande onore oltre che un immenso piacere. Il fine era benefico, e questo ha unito noi dal campo ai quarantamila sugli spalti.

I miei colleghi attori a due zampe schierati al centro del campo con le maglie della Roma e della Lazio in un derby del cuore. Dietro di loro la banda musicale della Marina Militare che da lì a poco avrebbe intonato l'Inno Nazionale.

Tocca a noi.

Schnaps, Elka ed io abbiamo fatto il giro del campo, passando in rassegna tutti gli spettatori che gridavano i loro nomi come se fossero dei familiari stretti.
Questa l'emozione più forte e più intensa della mia vita professionale: il riconoscimento del mio lavoro – del lavoro dei miei animali soprattutto – gridato a squarciagola da tutto lo stadio.

Uscendo mi sono girato per un breve istante ed ho visto i quarantamila occhi puntati su di noi.
Ho guardato Elka e Schnaps e mi sono messo a piangere.

In quelle grida e nel muso dei miei animali ho visto tutti i nostri sacrifici, i set ed il loro massimo impegno dato per il cinema.

Finito l'Inno Nazionale siamo usciti di nuovo per costeggiare il campo e andare verso la macchina.
Tantissime persone che continuavano a chiamare:-“Elka!!! Elka!!! Una foto ti prego!!!”

Elka: la regina della mia vita.
Schnaps e tutti gli altri: gli alfieri, i cavalli e le torri di un team formidabile; così formidabile da essere arrivati ovunque. Anche – e soprattutto - nel cuore del pubblico...partendo da un piccolo paese delle colline maremmane.

Un grazie di cuore a Carlo Verdone, Maurizio Mattioli, Pino Insegno, Roberto Ciufoli, Kaspar Capparoni, Enio Drovandi, Biagio Izzo, Nino D'Angelo, Franco Oppini, Enzo Salvi (anvedi comme stoooooo!!!), Giovanni Floris e Nadia Bengala per le loro parole d'affetto e per l'amicizia.
Un ringraziamento speciale a tutto lo staff della Nazionale Attori per aver reso unica questa occasione, quanto confortevole per Elka e Schnaps.

Ai quarantamila sugli spalti che dirgli?
Vorrei abbracciarvi tutti! Siete stati fantastici!!!

Claudio, Elka, Schnaps e la piccola Mina.

Ph: Giuliano Saggia