martedì 1 gennaio 2013

Raùl: diario di una fine


Ho atteso che entrasse il nuovo anno per pubblicare questa difficile nota.
Il suo contenuto non è certo dei migliori, e non mi andava di fare il guastafeste.
Vorrete perdonarmi.

Tutto comincia con un viaggio per Roma, la mattina del 30 dicembre; un viaggio rimandato più volte a causa di alcuni infelici problemi personali.
Nel viaggio verso la Capitale mi ero fermato a L’Aquila per discutere con alcuni attivisti in merito a delle prese di posizione abbastanza discutibili di un esimio Professore a cui una manica di coglioni hanno più volte dato credito all’interno di una vecchia vicenda che mi riguardava (http://life.wired.it/news/natura/2012/12/11/the-grey-chi-ha-paura-del-lupo-cattivo.html#content)

Mi congedai dai miei ragazzi abruzzesi dicendo:-“Beh…se c’è una cosa che in questo mondo abbondano sono proprio i pezzi di merda. Limitiamoci a prenderne atto continuando per la nostra strada di salvaguardia. Il resto si fotta.”
Le dichiarazioni quasi di plauso per l’opera di bracconaggio sui lupi ed il parere positivo nei confronti della caccia al lupo negli USA erano solo alcuni degli elementi che ci facevano infuriare (eh certo: se lo dice il “Vate italiano” dei lupi vuol dire che è giusto così, vanificando in un attimo tutto il lavoro delle tante associazioni di studio e difesa del lupo, mandando al contempo un messaggio nemmeno troppo velato a quella parte del mondo venatorio che non vede l’ora di sparargli addosso; davvero i miei complimenti Professore), ma la cosa peggiore erano le riflessioni personali che questa vicenda portava con se.
Mi vennero subito in mente le frasi:-“Ha un curriculu invidiabile…è un Professore Universitario…studia i lupi da una vita…lui è la parola di Dio e va presa per Fede; etc. etc”.
Bene: ci facciano i conti adesso quei finti amanti degli animali (perché tali sono fino a che non mi dimostreranno il contrario), dal momento che io me li ero già fatti anni fa.
Capisco che la riconsiderazione sia uno sforzo troppo difficile per gli ebeti, ma tentare non potrebbe certo nuocere.

Nel ripartire verso Roma chiamo per scrupolo i ragazzi che si occupano dei miei animali durante le mie assenze.
Avevo lasciato – e non certo a cuor leggero - il mio Raùl in una condizione abbastanza critica, e mi viene telefonicamente segnalato un repentino peggioramento delle sue condizioni.
Erano giorni che mangiava a malapena e nonostante i continui controlli e le terapie d’urto consigliate dai medici, quel cane sembrava reagire a fasi alterne.
Inverto quindi subito la rotta e torno verso casa senza nemmeno avvisare chi mi stava aspettando a Roma.
I ragazzi avevano già allertato i medici di fiducia, i quali diagnosticarono una grave insufficienza renale che – con molta probabilità – Raùl si portava dietro da sempre e giunta al suo punto limite.
Flebo attaccate, e comincia quindi ciò che resta di quella notte; nel suo lento scandirsi di momenti altalenanti, tra i fragori esterni di chi festeggia e di chi – senza sapere nulla di quanto stava accadendo – mi avrebbe odiato a morte per un ennesimo appuntamento saltato.
Avvisai del fatto solo Valeria Rossi e i dirigenti della LIDA; non rispondendo ad alcuna telefonata se non a quelle dei veterinari che si erano presi a cuore il caso fin dal suo arrivo nella mia vita.
I suoi ultimi momenti volevo che fossero solo per noi due.
Esattamente come quando si trattò di recuperarlo sotto il profilo comportamentale, cominciai a trasferire nuovamente la mia vita nella sua camera, standogli accanto ogni secondo, facendo partire la scrittura di questo diario.




Notte del 31 dicembre:

Ogni istante che passa, Raùl si sta consumando come una candelina, lanciandomi ogni tanto delle occhiate che sembrano dire:-“Me la dai una carezza? Eddai…ancora una”.
In questi momenti mi vengono in mente tutti i mesi passati insieme, le tante cose che ci siamo insegnati e la sua grande voglia di superare anche i più terribili impasse.
Con lui mi sono sentito - forse per la prima volta in vita mia - una sorta di Eberhardt Trumler che prendeva continuamente appunti limitandosi ad osservare ed apprendere.
I progressi di Raùl erano stati tali – e così convincenti – da farlo scritturare per un film che verrà girato nel 2013, ed ogni giorno di lavoro fatto sotto questa motivazione mi riempivano di gioia per la straordinaria intelligenza che dimostrava, unita ad una volontà d’apprendimento fuori dal comune.
Nel giro di poco tempo riuscì a diventare addirittura un ottimo “cane tutor” (soprattutto come "test dog") capace di restituire ad altri ciò che aveva a sua volta imparato, e non c’è un solo giorno della nostra vita insieme che cambierei; nemmeno le sue crisi iniziali che lo portavano a sfondare le porte come un carro armato.
Lui aveva trovato con me una famiglia stabile, una vita serena e superiore alla media, ringraziandomi ogni istante con quel suo musetto buffo, a tratti sorridente, che fotografava al meglio il profondo legame instauratosi tra noi.
Anche i miei “girini” hanno avuto modo di apprezzarlo; così come lo hanno apprezzato tutti quelli che con lui si sono formati e confrontati.

Sotto alcuni aspetti, è un “capodanno cinofilo”, in cui non mi limito a stare vicino ai miei cani come sempre, ma a fare forza – una forza del tutto speciale – ad uno di loro.
D’altra parte non l’ho mai considerato diverso dagli altri, e tutto ciò mi porta ogni volta a soffrire profondamente – e nello stesso modo – quando si presentano momenti del genere.
Qualche settimana fa tolsi pure il suo album da facebook, così come tolsi tutti gli album dei cani passati in recupero da qui.
Lo spirito per cui erano stati fatti andava molto al di là degli intendimenti di qualche ragazzino: fungevano infatti solo da esempio per far vedere ad una parte del mondo umano che esiste sempre una  possibilità prima di arrivare all’eutanasia o agli psicofarmaci.
Ben presto mi accorsi però che la meschinità e la bassezza di certe persone – quando non addirittura i sistemi mafiosi - non valgono un briciolo dell’esempio che questi meravigliosi animali riescono a dare anche in situazioni limite.
Quei casi erano affare mio; e tali sono ritornati ad essere.
Gli imbecilli sono sempre esistiti e ci saranno sempre, e non basterebbero mille Raùl per farli cambiare.
L’adozione – ed il lavoro di recupero – del mio “Eugenio” non ebbero lo stesso impatto mediatico, ma non perché nessuno se ne fosse occupato, quanto perché non c’era alcun video “lordo di sangue” che potesse mostrare le condizioni di partenza di un determinato percorso.
D'altra parte si sa: “un albero che cade fa molto più rumore di una foresta che cresce”, e se non fai vedere un po’ di merda mediatica, i ragazzini non si divertono ed i dilettanti nemmeno; anzi: sono pure capaci di sputarti addosso!

Il compito di chi fa recuperi comportamentali sui cani è uno solo: restituire dignità; ed io ce la trovo  anche nella pubblicazione delle immagini e dei video.
Per quanto mi riguarda, l’aggressività è una forma grave di sofferenza animale che affonda le sue radici nelle azioni umane, ed io – pur avendo moltissimo materiale – non mostrerei mai nulla di tutto questo.
La loro dignità deve partire da qui, e se questo mio pensiero non piace non so che farci: la mia parte intellettuale non è in vendita; come niente di me del resto.
Da sempre dirigo io l’orchestra della mia vita senza interessarmi ai pensieri altrui; soprattutto quelli strumentali rivolti agli animali.

Io so solo che ogni momento che resta da vivere a Raùl è un nostro momento, unico ed irripetibile; e questo mi basta per stare bene entrambi.
Stargli vicino in quest’ultimo atto è qualcosa di tremendo, ma sono qui con lui, e tutte le chiacchiere che seguiranno a questo epilogo non scalfiranno un solo momento passato con lui.


1 gennaio 2013; prime ore del mattino:







La notte è passata.





Raùl è sfinito e dorme accanto a me mentre sto scrivendo.
Accendo la TV e ascolto l’ennesimo bollettino di guerra di questa notte trascorsa.
Ma di cosa ti meravigli Claudio?” sembra chiedermi Raùl.
Questa è l’umanità
Non ha molti torti. D’altra parte il mondo cinofilo italiano ha già dimostrato varie volte i suoi limiti.
Chi era al convegno di Cilavegna l’anno scorso – organizzato anche grazie anche ad un video che ritraeva Schnaps in certe condizioni a causa di un petardo lanciato a pochi metri da lui – è stata solo una sua risicata minoranza: quella che era disposta ad assumersi una responsabilità. Ma per far diventare Legge un qualunque desiderio ci vogliono i numeri.
Numeri che non sono stati raggiunti grazie al fatto che i cinofili del web e della TV se ne sono altamente fregati e hanno guardato unicamente ai loro prodotti da vendere, facendosi accompagnare dagli sciacalli che non sono stati capaci di separare conflitti personali dagli interessi generali: quello che determina la profonda differenza tra chi ama gli animali e chi dice di farlo, limitandosi a strumentalizzarli.

Quindi è questa l’umanità?
Ne presi atto quando decisi di acquistare l’Experience: box insonorizzati con webcam interna e riscaldamento. Il prossimo capodanno potranno passare anche con le bombe senza che nessuno dei miei animali se ne possa accorgere.
L’unica differenza che sentiranno, sarà quella di passare una notte dentro ad un box, ma io sarò lì con loro, e quindi si tratterà più semplicemente di un trasloco momentaneo da una parte all’altra del centro.
In compenso, aspetto ancora di sapere dove stia il nostro diritto – mio e dei miei animali – di salutare il nuovo anno in tranquillità; magari davanti al camino come facciamo spesso.





Mi viene  in mente la descrizione del comportamento epimeletico ed et-epimeletico che ho tentato di scrivere nel mio libro, e tutta quella lunga serie di atteggiamenti figli della più vera referenza animale che hanno contraddistinto il nostro rapporto fino a qui.
Sono cose che perdono il loro peso se non vengono vissute pienamente; e tutto questo mi riporta – ancora una volta - ai tanti anni passati con gli animali; tra gioie, dolori, nascite, perdite e speranze.
Fanno parte di quel bagaglio - e di quelle cose - che non si potranno mai acquistare in un corso di educazione cinofila, ma che ti chiamano costantemente a guardare in faccia il baratro, facendoti sentire il più delle volte inadeguato ed impotente.


Ritengo un privilegio l’aver partecipato alla vita di Raùl per tutto questo tempo, e comunque vadano le cose, qualunque sarà il momento che la terra lo richiamerà a se, saprò che il nostro tempo – quello che ci è stato concesso di vivere insieme – non è stato affatto speso invano.


Nella difficoltà di questi giorni, con questa foto estiva, Raùl ed io auguriamo a tutti un bellissimo 2013.